Quante cose spuntano dai cassetti... La brutta copia di un tema di quarta. L'ho copiato pari pari. Spero di aver corretto un paio di cose nella bella...
L'ispirazione è evidente, la gran parte è inventata.
Guja Lucheschi - Classe IV - 13/02/2003
Brutta copia
Non si respira più in questa casa, ognuno dice la sua, tutti
gridano e si arrabbiano. E quella deve uscire, è in ritardo e non trova il
cappello, e quell’altra che deve partire e non sa cosa mettere in valigia e mia
madre che urla dando indicazioni inutile da una parte all’altra. Nel frattempo
i cani si ritirano terrorizzati nelle loro cucce e i gatti scappano dalla
finestra, io continuo a cambiare stanza ma ovunque mi trovi sono sempre in
mezzo, e di certo non me lo fanno capire con mezzi termini. Tra un grido e
l’altro la pressione del sangue di mia madre continua a salire, così dal
“perché non hai passato l’aspirapolvere in camera tua?” si arriverà a “è tutta
la vita che lavoro per voi” e a ”perché quando avevi 8 anni non hai fatto i
compiti e mi hai disubbidito”. Entro breve farà la sua apparizione anche mio
padre che alla prima parola sbagliata verrà attaccato alla giugulare. Squilla
il telefono, è mia nonna, la miccia è stata accesa, meglio fuggire. Prendo le
chiavi delle macchina, “vado a fare un giro!” e mi precipito fuori, cercando di
evitare le imprecazioni dei famigliari.
L’aria è freddina, il sole è già nascosto dietro le
montagne, qualche nuvoletta sembra far da toppa al cielo che va scurendosi. A
sorpresa la macchina parte al primo colpo, rimango un po’ là a scaldarla, poi
con l’ansia che uno di loro esca e mi salti sul cofano me ne vado piano piano.
Sulle strade non c’p tanta gente, qualcuno rientra a casa, altri escono di corsa per comprare
l’ingrediente dimenticato per la cena. Un signore porta a spasso un cane, un
cucciolo. Ha l’aria simpatica, saltella e quando cammina sculetta un po’,
saluti tutti i passanti che incontra. Dall’altra parte del marciapiede
passeggiane due anziane, indossano un grande soprabito e portano due buffi
cappellini, a vederle sembrerebbero sparlare di qualcuno, cosa molto probabile.
Vibra il cellulare, per fortuna è solo uno squillino, non ho voglia di parlare
o messaggiare con nessuno. Rifaccio lo squillo per carineria e lo spengo, un
po’ di tranquillità. Non potrei mai
viverci senza, ma dei giorni non lo sopporto, non fa altro che strillare tutto
il giorno “drin, drin, drin”, se sta zitto un po’ non gli farà certo male. Per
non sentirmi troppo sola accendo la radio, non mi importa la stazione, voglio
solo avere un po’ di sottofondo che mi faccia compagnia. Quando si vuole star
soli non c’è niente di meglio di un giro in macchina, vai un po’ di qua, un po’
di là, nessuno ti disturba e tu puoi riflettere tranquillamente.
Sto pensando seriamente di andarmene di casa, di prendermi
un appartamento da qualche parte, così da non avere mille persone intorno che
rompono e strillano. La mia famiglia è insopportabile, ci sono quelle belle
famigliole da fiaba, che stanno intorno al camino la sera, i bambini si
dilettano con il gioco dell’oca, il padre fuma la pipa leggendo il giornale, e
la moglie lavora a maglia, fa un maglioncino per il bambino in arrivo. Che bel
quadretto. Casa mia è la versione “cattiva”. Io e i miei fratelli litighiamo
tutto il giorno ogni giorno dell’anno, quello piccolo va a scuola con la media
del 5, la sorella poco più grande va un da una parte all’altra d’Italia facendo
provini per diventare una showgirl, un’altra sorella fa la cameriera al bar
all’angolo. I miei sono separati, mia madre, iper stressata, perde un lavoro al
mese e mio padre, che si vede ogni volta ogni solstizio, non si sa che vita
faccia. Una convivenza forzata, portata al limite, che degenera ogni battito
d’orologio. Un caos, uno stress, una sofferenza, situazioni che portano quasi
all’odio, all’avversione. Boh, non so cosa fare, forse potrei allontanarmi per
un po’ e vedere come va. È che davvero faccio fatica ad andare avanti. Mentre
rimugino sui miei problemi guardo fuori, nella speranza che lo sguardo di un
passante risolva tutto, ma non vedo nessuno e il buoi, ormai, comincia a
diventare padrone. L’orologio digitale sul quadro segna le 19.40, è ora di
tornare alla fattoria, chissà che confusione ci sarà, non ne ho propria voglia.
Scommetto che in tavola non c’è ancora niente e che tutti accuseranno gli altri
di non far mai niente… che inferno.
Sarei curiosa di sapere come sarebbe la mia vita senza di loro, migliore o
peggiore, anche se non credo ci siano molti dubbi….
C’è un bellissimo capriolo sul prato a fianco alla strada,
si vede giusto la fisionomia, il contorno e la scintilla degli occhi. Non è
tanto grande, lo vedo alzare la testa, poi di china e continua a brucare.
Quando rialzo gli occhi sulla strada me ne trovo un altro davanti. Schiaccio il
piede su quel maledetto freno, lui mi guarda terrorizzato, lo so, lo capisco
che è terrorizzato, ed è immobile. È immobile. Ogni attimo è un fotogramma
eterno, mille flash, mille pensieri in pochi secondi. Mia madre, mio padre, le
mie sorelle, i miei animali. Oh Dio! Poi dei fari incontro a me. E niente più.