To leave is to die a little... one leaves behind a little of oneself at any hour, at any place... - Edmond Haracourt

giovedì 20 marzo 2014

Altri ricordi

Sennes 2004 (?)
 

mercoledì 5 febbraio 2014

giovedì 12 dicembre 2013

Casa è dove gatto è

E' passato più di un'anno dall'ultima volta che ho scritto sul blog. Facciamo finta che non sappiate niente di me, e vi riassumo un anno in tre righe.

Lavoro (ancora? di nuovo?) in Regione, da gennaio ormai, fino a fine aprile. Nel frattempo sto facendo un master in Microfinanza, che prevede uno stage di 3 mesi (maggio-giugno-luglio) in un Paese in via sviluppo. Quindi per un 40% posso dire di essere in linea con gli obiettivi dell'ultimo post...

Cos'altro? Cambio (di nuovo) casa, mi sposto di 500 metri. La prima volta una casa solo "mia" ("nostra"), non più appartamenti divisi con amici e/o conoscenti/sconosciuti. Non vedo l'ora.
La casa di Cortina chissà se è ancora in piedi, quella di Roma è sempre là. I nostri depositi tutti là, le nostre cose chi lo sa (ma che bella filatrocca!).

Nel frattempo è morta Nina, l'ombra di mia madre fino all'ultimo secondo. Vecchia, stanca e malconcia, l'abbiamo fatta addormentare prima che soffrisse troppe. Ci mancherai da morire.

E poi è successo anche quello che speravo non sarebbe mai e poi mai successo. Non volevo e non potevo immaginarlo, non ho mai voluto considerarlo. Ma la natura è così, la vita a un certo punto finisce per tutti. E' così è morta anche la mia Miasu, il 27 novembre, e io non riesco ancora a darmi pace.

Miasu era così parte di me che mi sento zoppa, monca, fastidiosamente mancante da quando non c'è più. Anche a 1000km di distanza Miasu era con me, il mio pensiero di casa. Perchè per me in tutti questi anni di girovagare, tornare significava tornare da lei, a cui non ho mai dato spiegazioni ma che mi ha sempre aspettato. Voleva dire tornare a casa, stringerla, sentirmi a casa, anche se la casa nel frattempo si era spostata. E' così, con il cuore spezzato nel dover considerare Roma come casa mia, invece della mia adorata Cortina, c'era lei a dirmi che "casa è dove gatto è". Lei, un simbolo di amore incondizionato e realmente eterno, lei che nonostante tutte le volte che l'ho lasciata sola mi ha sempre scaldato l'anima e il cuore, mi ha ricordato cos'è l'amore nei momenti più disperati.

Lei che ha subito tutta l'incostanza della nostra famiglia, che ha passato un anno da sola con Bombolino mentre la casa di Cortina era vuota, che ha perdonato i miei mesi assenza, che ha accettato di lasciare i suoi verdi prati per piastrelle e cemento... lei se n'è andata. E ho l'impressione che tra 10 giorni tornare a casa non sarà la stessa cosa, nonostante gli abbracci di mia madre e dei miei fratelli e i guaiti dei miei cani. Non sarà più la stessa, ed è come se una parte della mia vita adesso si fosse davvero chiusa per sempre: dai 13 anni ai 28 la sua morte ha chiuso un capitolo lunghissimo della mia storia, della nostra storia.

Chiudo gli occhi e cerco di ricordare il suo calore, le sue fusa, i suoi strilli. Il rumore del comodino che anticipava il salto sul letto, i lenti passi, lo sdraiarsi vicino a me, e il dormire abbracciate. La serenità che mi dava nei miei momenti di nervosismo. La sensazione di tranquillità.

Credo davvero che il mio cuore sia spezzato, e che una parte sia persa per sempre.

Ho trovato un gatto martedì, nel mia giardino, con una zampa rotta. Ora sta facendo le fusa in braccio a me, e lunedì lo facciamo operare (se volete potete contribuire alle spese, per favore!!! https://www.bankeez.com/pot/4sqs ).
E' dolce e carino, ma nulla che riesca neanche lontanamente darmi le sensazioni di Miasu.

Non so proprio come farò. Mi mancherai per sempre





venerdì 23 novembre 2012

Move in the right direction


Questo collage l'ho fatto con le dieci (10) mail di risposta che ho avuto sulle circa sessanta (60) candidature inviate. Di queste, tre (3) sono arrivate in seguito al colloquio, le altre sette (7) sono rifiuti secchi, ma è già un passo in più rispetto al silenzio abituale.

Ma non sono depressa, nè sconsolata. E devo ammettere che a inizio ottobre ho rifiutato un posto per un tirocinio (sottopagato) a Roma, perchè non pensavo che valesse la pena lasciare Bruxelles per quel posto. Quindi non sono disperata. Anzi, riguardando le candidature che ho inviato mi chiedo il perchè io l'abbia fatto, ma chi vuole lavorare per un consultancy che si occupano di finanza e appalti ecc? Non io. 

Questi tre (3) mesi di disoccupazione mi hanno dato il tempo di ragionare su quello che voglio fare, su quello che davvero mi interessa, sui compromessi che sono disposta ad accettare. E sono arrivata alla conclusione che ci sono tre aree correlate che mi interessano: policy, advocacy e research. Quindi voglio studiare, informarmi e informare, sull'Africa ovviamente, sul Sud Sudan più precisamente. 

Di conseguenza, sto cercando di fare passi in quella direzione. Ecco come passo le mie giornate, per quelli che se lo chiedano o pensano che non faccia niente: studio francese (più che altro vado a lezione...), studio swahili (da sola, una figata, altro che francese schifo) e leggo articoli, saggi, ricerche per tenermi aggiornata e attiva. Sto lavorando su un mio progetto personale che pubblicizzerò quando pronto.

Capire, anche solo a grandi linee, dove voglio andare mi ha sollevato enormemente. L'ansia di non sapere cosa si vuole fare è molto più forte di quella di non avere ancora un lavoro. Il 28 agosto scrivevo, annebbiata dalla rabbia della confusione ma terribilmente lucida:
C’è qualcosa che mette ancora più il panico di non avere un lavoro. E cioè non sapere cosa voglio fare, chi voglio essere, chi voglio diventare.
E così ti chiedono: cosa farai adesso? Che programmi hai?
Beh non ne ho. Che programmi posso avere? Ho rinnovato un affitto senza troppo pensarci, senza vedere alternative.  Mando CV e cover letter, senza ottenere nulla. Senza sapere neanche se lo voglio tenere.
Ma cosa stai cercando? Tutto. Perché non so cosa cercare, quindi cerco tutto. Non mi sembra di avere più interessi, di non avere preferenze, bramo qualsiasi cosa.
E sono arrabbiata, arrabbiata, arrabbiata.
Arrabbiata con chi dovrebbe educarci e introdurci nel mondo nel lavoro e invece non lo fa.
Arrabbiata con tutte le università che ci fanno rimanere indietro, che ci lasciano senza una preparazione adeguata, sull’orlo di una profondissima gola che ci separa dal mondo del lavoro.
Arrabbiata con tutti quelli che ti fanno fare un tirocinio e non ti insegnano nulla, che ti tengono là a marcire su una scrivania, che ti tolgono lo stimolo per crescere.
Arrabbiata con chi ti offre un tirocinio SENZA STIPENDIO, che semplicemente si chiama SCHIAVITU’. Il primo ci sta. Poi basta. Abbiamo studiato, abbiamo fatto un po’ le ossa, ora è il momento di farci crescere, lavorare e di ricompensarci per il contributo che diamo.
Arrabbiata con chi ottiene lavori che non si merita, e soprattutto con chi glieli dà, facendo saltare ogni idea di meritocrazia e tagliando le gambe alle tue speranze di farcela solo con le tue forze.

E soprattutto arrabbiata con me stessa, perché so che potrei fare di più, so che avrei potuto sfruttare meglio le occasioni avute, perché so che mi sarei dovuto impegnare di più e impegnare di più e vendermi meglio.
Sono tanto arrabbiata perché non so cosa, perché non so cosa voglio fare. Perché ho finito il liceo da 8 anni e ancora sono persa, e ancora non posso pagarmi nemmeno un gelato. Sono arrabbiata perché non vedo la luce, perché so che più passa il tempo più mi spengo, più mi accontento, più mi dimentico cosa volevo fare.
Sono arrabbiata perché non so neanche se mi dispiace aver perso certe occasioni.
Sono arrabbiata perché mi rendo conto di non meritarmi tante cose, anche se me ne lamento cmq. Sono arrabbiata perché c’è tanta gente che vale più di me, e che magari non trova niente. E sono arrabbiata con chi vale più di me e invece funziona, perché mi consumo di invidia e gelosia.

E sono così confusa che vorrei soltanto chiudere gli occhi e dimenticare tutto. O sapere tutto quello che vorrei sapere. Vorrei sapere chi sono e dove vado. Vorrei capire dove spingere, dove andare, dove puntare. E invece non capisco. Non so dove devo andare, e questo mi fa rabbia.

Perché non sono migliore di tanti. Perché non  è affatto detto che arriverò. E mi fa male capirlo.

Sono arrabbiata perché non reagisco più.

Che cosa c’è di davvero importante? Fino a che punto dovremmo spingerci, per noi, per gli altri? È giusto accontentarsi, o dovremmo sempre puntare a qualcosa che faccia la differenza? E cosa davvero fa la differenza? E perché lo facciamo, per dare davvero qualcosa di più, o per sentirci meglio, per sentirci appagati, per risanare la nostra coscienza? 


Prospettive? Vorrei andare sul campo, in Africa. Possibilmente in Sud Sudan, ma mi posso anche accontentare. Quindi contatto ONG qua e là e vedo che possibilità ci sono. Sennò posso sempre (a) andare da papà a Maputo, (b) andarci per i fatti miei. A più lungo termine, sto valutando la possibilità di fare un dottorato, in Inghilterra magari. Mi sto informando e sto cercando di capire se può essere la mia strada, specie dopo la lezione che ho dato all'Università di Padova.

Certo mi pesa, a 27 anni, con laurea e master, essere ancora sul libro-spese della mamma. Mi consola poco il fatto che finalmente sia arrivato il rimborso dalla Regione. Ho cercato anche qualche lavoretto qua, ma è difficile persino trovare un lavoro part-time, soprattutto per la barriera linguistica... Sicuramente non ho cercato con abbastanza enfasi. Anzi, dovrei probabilmente insistere un po'...

Tanta pazienza e sempre speranza. Ho deciso che preferisco aspettare il momento giusto, piuttosto che proseguire con le seconde e le terze scelte. Mi do ancora un po' di tempo.

Arriverà.


domenica 5 agosto 2012