Questo collage l'ho fatto con le dieci (10) mail di risposta che ho avuto sulle circa sessanta (60) candidature inviate. Di queste, tre (3) sono arrivate in seguito al colloquio, le altre sette (7) sono rifiuti secchi, ma è già un passo in più rispetto al silenzio abituale.
Ma non sono depressa, nè sconsolata. E devo ammettere che a inizio ottobre ho rifiutato un posto per un tirocinio (sottopagato) a Roma, perchè non pensavo che valesse la pena lasciare Bruxelles per quel posto. Quindi non sono disperata. Anzi, riguardando le candidature che ho inviato mi chiedo il perchè io l'abbia fatto, ma chi vuole lavorare per un consultancy che si occupano di finanza e appalti ecc? Non io.
Questi tre (3) mesi di disoccupazione mi hanno dato il tempo di ragionare su quello che voglio fare, su quello che davvero mi interessa, sui compromessi che sono disposta ad accettare. E sono arrivata alla conclusione che ci sono tre aree correlate che mi interessano: policy, advocacy e research. Quindi voglio studiare, informarmi e informare, sull'Africa ovviamente, sul Sud Sudan più precisamente.
Di conseguenza, sto cercando di fare passi in quella direzione. Ecco come passo le mie giornate, per quelli che se lo chiedano o pensano che non faccia niente: studio francese (più che altro vado a lezione...), studio swahili (da sola, una figata, altro che francese schifo) e leggo articoli, saggi, ricerche per tenermi aggiornata e attiva. Sto lavorando su un mio progetto personale che pubblicizzerò quando pronto.
Capire, anche solo a grandi linee, dove voglio andare mi ha sollevato enormemente. L'ansia di non sapere cosa si vuole fare è molto più forte di quella di non avere ancora un lavoro. Il 28 agosto scrivevo, annebbiata dalla rabbia della confusione ma terribilmente lucida:
C’è qualcosa che mette ancora più il panico di non avere un
lavoro. E cioè non sapere cosa voglio fare, chi voglio essere, chi voglio
diventare.
E così ti chiedono: cosa farai adesso? Che programmi hai?
Beh non ne ho. Che programmi posso avere? Ho rinnovato un
affitto senza troppo pensarci, senza vedere alternative. Mando CV e cover letter, senza ottenere
nulla. Senza sapere neanche se lo voglio tenere.
Ma cosa stai cercando? Tutto. Perché non so cosa cercare,
quindi cerco tutto. Non mi sembra di avere più interessi, di non avere
preferenze, bramo qualsiasi cosa.
E sono arrabbiata, arrabbiata, arrabbiata.
Arrabbiata con chi dovrebbe educarci e introdurci nel mondo
nel lavoro e invece non lo fa.
Arrabbiata con tutte le università che ci fanno rimanere
indietro, che ci lasciano senza una preparazione adeguata, sull’orlo di una
profondissima gola che ci separa dal mondo del lavoro.
Arrabbiata con tutti quelli che ti fanno fare un tirocinio e
non ti insegnano nulla, che ti tengono là a marcire su una scrivania, che ti
tolgono lo stimolo per crescere.
Arrabbiata con chi ti offre un tirocinio SENZA STIPENDIO,
che semplicemente si chiama SCHIAVITU’. Il primo ci sta. Poi basta. Abbiamo
studiato, abbiamo fatto un po’ le ossa, ora è il momento di farci crescere,
lavorare e di ricompensarci per il contributo che diamo.
Arrabbiata con chi ottiene lavori che non si merita, e
soprattutto con chi glieli dà, facendo saltare ogni idea di meritocrazia e
tagliando le gambe alle tue speranze di farcela solo con le tue forze.
E soprattutto arrabbiata con me stessa, perché so che potrei
fare di più, so che avrei potuto sfruttare meglio le occasioni avute, perché so
che mi sarei dovuto impegnare di più e impegnare di più e vendermi meglio.
Sono tanto arrabbiata perché non so cosa, perché non so cosa
voglio fare. Perché ho finito il liceo da 8 anni e ancora sono persa, e ancora
non posso pagarmi nemmeno un gelato. Sono arrabbiata perché non vedo la luce,
perché so che più passa il tempo più mi spengo, più mi accontento, più mi
dimentico cosa volevo fare.
Sono arrabbiata perché non so neanche se mi dispiace aver
perso certe occasioni.
Sono arrabbiata perché mi rendo conto di non meritarmi tante
cose, anche se me ne lamento cmq. Sono arrabbiata perché c’è tanta gente che
vale più di me, e che magari non trova niente. E sono arrabbiata con chi vale
più di me e invece funziona, perché mi consumo di invidia e gelosia.
E sono così confusa che vorrei soltanto chiudere gli occhi e
dimenticare tutto. O sapere tutto quello che vorrei sapere. Vorrei sapere chi
sono e dove vado. Vorrei capire dove spingere, dove andare, dove
puntare. E invece non capisco. Non so dove devo andare, e questo mi fa rabbia.
Perché non sono migliore di tanti. Perché non è affatto detto che arriverò. E mi fa male
capirlo.
Sono arrabbiata perché non reagisco più.
Che cosa c’è di davvero importante? Fino a che punto
dovremmo spingerci, per noi, per gli altri? È giusto accontentarsi, o dovremmo
sempre puntare a qualcosa che faccia la differenza? E cosa davvero fa la
differenza? E perché lo facciamo, per dare davvero qualcosa di più, o per
sentirci meglio, per sentirci appagati, per risanare la nostra coscienza?
Prospettive? Vorrei andare sul campo, in Africa. Possibilmente in Sud Sudan, ma mi posso anche accontentare. Quindi contatto ONG qua e là e vedo che possibilità ci sono. Sennò posso sempre (a) andare da papà a Maputo, (b) andarci per i fatti miei. A più lungo termine, sto valutando la possibilità di fare un dottorato, in Inghilterra magari. Mi sto informando e sto cercando di capire se può essere la mia strada, specie dopo la lezione che ho dato all'Università di Padova.
Certo mi pesa, a 27 anni, con laurea e master, essere ancora sul libro-spese della mamma. Mi consola poco il fatto che finalmente sia arrivato il rimborso dalla Regione. Ho cercato anche qualche lavoretto qua, ma è difficile persino trovare un lavoro part-time, soprattutto per la barriera linguistica... Sicuramente non ho cercato con abbastanza enfasi. Anzi, dovrei probabilmente insistere un po'...
Tanta pazienza e sempre speranza. Ho deciso che preferisco aspettare il momento giusto, piuttosto che proseguire con le seconde e le terze scelte. Mi do ancora un po' di tempo.
Arriverà.



