To leave is to die a little... one leaves behind a little of oneself at any hour, at any place... - Edmond Haracourt

martedì 13 maggio 2014

Cronache guatemalteche

Eccoci qua. È iniziata la nuova avventura e quindi il blog merita di essere risvegliato.

Il viaggio è stato infinito: ho candidamente dormito da Bruxelles a Madrid, poi da Madrid a Guatamala (12 ore!!!) ho iniziato e finito un libro. L’aereo era uno di quelli vecchi con solo schermi centrali, avevo il posto sull’ala, un paio di posti più in là e di fianco una religiosa spagnola che cercava disperatemente di fare conversazione, tanto quanto io cercavo disperatamente di evitarlo (v. il libro).
La sera – ubriaca di stanchezza – ho fatto un breve giro in macchina con ragazzo guatemalteco.

Domenica mi sono svegliata alle 5 e sono rimasta a letto fino alle 6.30. Poi sono scesa a fare la colazione dei campioni: uova strapazzate, una specie di purè di fagioli e banane fritte. Per le 8.30 sono uscita alla ricerca di un autobus turistico che – secondo quanto avevo letto – avrebbe dovuto fare il giro della città, con tanto di cittadini volontari a raccontare la città. La premessa è che Città del Guatemala è una città pericolissima dove non bisogna girare da soli se non in certe zone in certi orari, quindi cercavo un modo di vedere la città senza rischiare la vita. Dopo aver girato circa un’ora e mezza, un poliziotto mi dice che si trattava solo di un servizio temporaneo che non esiste più. Per fortuna, tutte le domeniche c’è un’iniziativa che si chiama “Pasos y pedales”, per cui questa lunghissima avenida viene chiusa alle macchine ed invasa da gente che fa jogging (davvero troppi per il caldo che fa!), bambini, bici, cani, gente che balla e anche un tipo vestito da spiderman che offriva abbracci gratis (mi è stato d’aiuto dopo aver scoperto che l’ambito autobus non esisteva). Sono poi passata in un albergo a chiedere prezzi (perché quello in cui sono mi costa 31 euro a notte ed è relativamente lontano dall’ufficio) e poi in un ostello. Quando sono arrivata davanti all’ostello (a piedi, ovviamente), ho suonato disperatemente il campanello per un quarto d’ora senza risposta, al che – visto che mi rifiutavo di andarmene senza averlo visto dopo la camminata –  dal mio telefono italiano ho chiamato per vedere se c’era qualcuno (costo della chiamata: 5 euro) e mi ha risposto una signora dicendomi che stava rientrando e di aspettarla. Infine, ultima tappa della giornata, sono andata a cambiare i soldi e a comprarmi una sim guatemalteca, che per qualche ragione funziona solo nell’iphone (che secondo i soliti allarmismi non dovrei portarmi dietro) e non nei miei telefoni da pochi euro. Misteri. Prima di rientrare mi sono decisa a sedermi in un bar a mangiare qualcosa – e devo dire che mangiare da sola è la cosa che più mi fa tristezza del viaggiare in solitaria. Alle 15 ero di nuovo in albergo e là sono rimasta finchè non sono crollata alle 21.

Stamattina mi sono svegliata alle 3.45 e poi di nuovo alle 6. Alle 7 ero a fare la mia colazione dei campioni, accompagnata oggi anche da una sorta di pudding. Alle 7.50 è venuta a prendermi Flor, la mia referente a Génesis Empresarial. La giornata è stata piena, ho parlato con diverse persone e mi è presa una paralisi a forza di sorridere a tutti, specie quando non capisco cosa mi dicono o incrocio una persona che non conosco e non capisco se devo presentarmi o no. In più qua per presentarsi si danno un bacio sulla guancia e si abbracciano, a parte i più formali che ti danno la mano. La good news della giornata è che dovrei andare “al campo” già sabato, quindi non credo che cambierò albergo (anche se vuol dire altri 5 giorni di colazione dei campioni). Nelle zone rurali, dove vado a parlare con gli agricoltori locali, dovrebbero essere più tranquille e più economiche. Génesis mi organizza trasporto e alloggio, però mi hanno già avvisato che dovrò andare in giro in moto, perché non ci sono molti altri mezzi di trasporto. E domani mi fanno avere le camicie con il logo… Sono tutti molto carini e mi hanno anche detto che mi organizzano tutti i giri turistici che voglio. Quando torno dalle regioni vado ad Antigua, la vecchia capitale, che è carina e tranquilla, per fortuna.

Sono molto curiosa di vedere le zone rurali. La capitale, per quel poco che ho visto, è sporca, pericolosa e priva di particolare fascino. Certo, io sto in quella che chiamano la “zona viva”, la zona più sicura, dove ci sono gli alberghi migliori. Immagino che il centro storico sia più interessante, però da sola intanto non ci posso andare – ma non ho molte aspettative. Un’altra cosa pazzesca è che siamo veramente di fianco all’aeroporto, quindi il rumore è continuato e fa anche una certa impressione vedere l’aereo scendere tra i palazzi. Quando sono atterrata sabato sera c’erano persone che parcheggiavano apposta a bordo strada per guardare gli aerei atterrare e decollare. Domani vado a lavoro in autobus – con quelli sicuri: le fermate sono rialzate, così come le porte dell’autobus, per salire bisogna comprare il biglietto sulla piattaforma (fermata), ognuna delle quali è perennemente presidiata da un poliziotto. Quelli non sicuri sono fatiscenti autobus rossi, che hanno la forma di scuola bus americani, fanno un rumore assordante, lasciano una scia di fumo e la gente rimane appesa alle porte. Davanti ad ogni bar, hotel, negozio c’è una guardia. Stasera, che sono rientrata più tardi delle altre sere (ore 18.30) oltre alla solita guardia, ce n’era un’altra con un fucile a pompa. Sarei curiosa di sapere quanto lavoro dà questo stato d’insicurezza cronico…


Prevedo un sacco di duro lavoro ma esperienze di vita vera – e dopo due anni nella noiosa Bruxelles, ci voleva proprio.

3 commenti:

LittleDrum ha detto...

Che bello..mi ero quasi dimenticata del tuo blog!!Sono contenta che tu l'abbia fatto rivivere..anche perché per messaggi non passano mai le stesse sensazioni :)

Continua ad aggiornarci!

Guja ha detto...

Figurati che io mi ero quasi dimenticata di chi fosse "little drum"!!! <3 <3 <3 <3

Farò il possibile! Tu controlla i voli!!

Francesco Chiamulera ha detto...

magnifico racconto. Ho molto lavorato la settimana passata, quindi ti leggo in ritardo. Ho deciso di cominciare da questo, così seguo il filo cronologico della tua avventura - è come quando guardo tutte le puntate di Masterchef su Youtube in un'unica volta! Si sente da quello che scrivi e da come lo scrivi tutto l'entusiasmo che hai per questo viaggio. Brava, hai fatto bene. Sono con te col pensiero. Un bacio. Franci