To leave is to die a little... one leaves behind a little of oneself at any hour, at any place... - Edmond Haracourt

mercoledì 14 maggio 2014

Guate

Non credo che potrei mai fare l’abitudine a questi aerei che mi atterrano sopra la testa.
Ai miei occhi occidentali, Guate è una città strana; in realtà, immagino sia come tante altre città nei Paesi in via di sviluppo. Stamattina sono andata a lavoro con il bus (quello sicuro) ma sono appena rientrata a piedi, perché prendere l’autobus era praticamente impossibile, dato l’ammasso di gente in attesa. È questo che sconvolge sempre di queste città: l’incredibile ammasso di gente. Non c’è mai abbastanza posto. Gli autobus arrivano uno dietro l’altro ma ancora la fila non si muove. Le strade hanno 3,4,5 corsie e ancora le macchine si impilano. Qua tutte le macchine hanno i vetri scuri, tutti i vetri. Por culpa de los ladrones, mi ha detto Flor, la mia capa. Così non vedono chi e cosa c’è a bordo. Chi va in moto invece deve indossare un giubotto di quelli gialli o arancioni in cui è scritto in grande il numero di targa della moto. Sempre por los ladrones? Quegli autobus rossi poi, sembrano davvero una caricatura. Stracarichi, tossiscono come se stessero per perdere un pezzo ad ogni accellerata, ma sono quasi tutti decorati con pubblicità o affini. L’altro giorno ne ho visto uno che aveva il parabrezza a forma di simbolo di batman. Ah, il parabrezza è sempre oscurato (los ladrones?)… Quando respiro la loro scia di veleno, rifletto sul fatto che mi trovo ad un altitudine più elevata (1.500) di quella di Cortina.
Mi dicono tutti di non girare con l’iphone, che è pericoloso (sapete, los ladrones) ma qua TUTTI hanno l’iphone, e ovunque ci sono negozi di cellulari e persino il bugigattolo all’angolo vende schede e ricariche. Se c’è una televisione accessa dà per forza calcio, probabilmente la liga. I negozi sono aperti a tutti le ore. Le strade non hanno nomi, ma solo numeri all’americana: 13 calle, 5-51, zona 9.  L’acqua potabile non la chiamano acqua e basta, ma agua pura. Quieres agua pura? Specificano sempre. Il giorno che mi offriranno dell’agua e basta dovrò preoccuparmi.
Ricordiamoci che Guate è anche la città dov’è si è aperto un’enorme cratere nel 2010 (googlate Guatemala City sinkhole, se non vi ricordate).

E poi chiaramente c’è la microfinanza. Nel centro commeciale dove sono andata a prendere la mia sim, ho visto almeno cinque posti diversi che offrivano prestiti. Sui i pali della luce si vedono cartelli con solo scritto “Offriamo credito senza bisogno di garanzie. Chiamare 12345”.

Mi sono presa un mango già tagliato qua davanti all’albergo, per 50 cent. Poi ho preso una caraffa di agua pura dal distibutore dell’albergo e me lo laverò per bene prima di mangiarmelo. Il mio stomaco ancora regge nonostante l’esorbitante quantità di proteine che ingerisco ogni giorno. Oggi abbiamo pranzato in uno di quei posti in cui ti siedi e pensi “vabbè, speriamo bene, prima o poi dovrò stare male”. Un bel churrasco (carne grigliata), ovviamente accompagnata dagli immancabili fagioli e dal guacamole, e nachos come se piovessero. Poi a lato c’era un po’ d’insalatina che mi faceva gola, ma chissà se era stata lavata con l’agua pura o no… Incluso c’era anche da bere, anche se non ho idea di cosa fosse. Acqua (pura spero), con ghiaccio (e quello che fa sempre terrore, e ne mettono sempre una quantità americana) e poi qualcosa che lo rendeva dolce, forse litchi (anche detti l’uva del deserto). Per adesso sto bene, ma tranquilli, non vi avvertirò quando quel giorno arriverà… 

1 commento:

LittleDrum ha detto...

L'uva del deserto!hahahhhaha